Uno con una, per sempre

La famiglia è icona della Trinità

21 Giugno 2009 · Lascia un Commento

dall’home page del sito www.GloriosaTrinita.org: ‘Il Signore ricostruirà in te il suo tempio con gioia, per allietare in te tutti i deportati, per far contenti in te tutti gli sventurati per tutte le generazioni nei secoli!’ (Tobia 13,11-12)

Nel 2000 Gesù ispira a Don Andrea Swiecinski la volontà di realizzare un progetto per il risanamento delle famiglie e dei giovani di oggi. Per questo si è consacrato a Dio, in forma privata, insieme a dodici laici, alla presenza di P.Falviano Tabbia (+Marzo 2001) da tempo loro padre spirituale.

Tre anni dopo questo progetto ha avuto la sua realizzazione concreta nella fondazione del Movimento Gloriosa Trinità. Il Cammino Gloriosa Trinità si rivolge a tutti coloro che desiderano approfondire, scoprire o riscoprire la propria fede.

E’ un cammino dedicato alla Santa Trinità, modello della perfetta famiglia alla quale desideriamo ispirarci. La famiglia, icona della Trinità, è il luogo in cui nasce e si alimenta la santità.

Si rivolge ai sacerdoti ed alle suore, alle famiglie, alle persone divorziate e risposate, ai separati ed ai giovani, single o che si stanno preparando al matrimonio cristiano cattolico, alla vita familiare, alla vita consacrata.

E’ un mezzo attraverso cui la famiglia e i giovani possono scoprire la propria vocazione, la propria identità di figli di Dio, percorrendo la via della santità nella vita quotidiana e nel proprio ambiente.

Una particolare cura si rivolge a chi sta vivendo un momento di difficoltà, sentendosi smarrito, rifiutato o addirittura fallito. Gloriosa Trinità, infatti, desidera costruire una “Comunità senza mura” dove le persone, pur continuando a rimanere nella propria realtà di vita specifica, vivono in una profonda comunione dei cuori, condividendo lo stesso cammino.

Questo Cammino offre le proprie risorse umane e spirituali alle Parrocchie che lo desiderano, a sostegno della pastorale giovanile e familiare.

Ogni altra informazione qui. Buon lavoro, don Andrea!

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La sorpresa

17 Giugno 2009 · Lascia un Commento

Il Sussidiario.net :: FECONDAZIONE/ Il bambino di colore e la discriminazione del “clinicamente corretto” – In Irlanda una coppia ha concepito in vitro un bimbo, ma per errore l’ospedale avrebbe usato spermatozoi di un donatore africano, determinando la nascita di un bimbo dalla pelle scura.

Il fatto di cronaca dello scambio di spermatozoi in una fecondazione in vitro non è nuovo e sarebbe preoccupante etichettarlo come l’ennesima prova dei limiti della fecondazione in vitro, perché sarebbe considerare “un fallimento” aver avuto un figlio di colore: sarebbe stato un fallimento clinico se la coppia avesse usato il proprio seme e questo fosse stato scambiato con quello di un estraneo, ma qui già si sapeva che il seme non era del padre. Quindi qui l’unico “nocumento” è il colore della pelle, e ci rifiutiamo di pensarlo come tale.

Quello che ci preoccupa allora è che qualcuno si inalberi perché la “richiesta su misura” non sia riuscita. Quello che colpisce è infatti la reazione: si voleva il figlio uguale a sé e ora si è persi, disorientati.

Continua a leggere il bell’articolo di Bellieni qui.

[foto Flickr]

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Italia bocciata sugli aiuti alle famiglie

16 Giugno 2009 · Lascia un Commento


ANSA.it – FAMIGLIA: STUDIO CONSIGLIO D’EUROPA, ITALIA MAGLIA NERA – STRASBURGO – Non solo l’Italia è tra i Paesi europei che spendono di meno per le politiche di sostegno alle famiglie ma è anche un Paese in cui attualmente non sussistono gli elementi necessari a garantire un incremento della natalità. E’ quanto emerge da uno studio condotto dal Consiglio d’Europa sulla base delle informazioni fornite dagli stessi Stati membri sulle politiche adottate nei confronti delle famiglie.

Leggi tutto l’articolo qui.

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Non solo asili-nido

27 Maggio 2009 · Lascia un Commento

Il Sussidiario.net :: SCUOLA/ Non solo asili nido: tutto quello che le mamme chiedono per i loro figli

Eppure si muove. Da qualche tempo a questa parte, nel nostro paese, l’equazione tra madri lavoratrici e asili nido non regge più. Dopo anni nei quali la conciliazione tra famiglia e lavoro è stata identificata pressoché in toto con la moltiplicazione delle strutture di assistenza alla prima infanzia, preferibilmente pubbliche, oggi una serie di segnali indicano la presa di coscienza da parte delle donne che le ricette per risolvere il problema sono molteplici, e non passano necessariamente per la delega dell’allevamento dei figli.

Le madri che vogliono poter occuparsi personalmente dei loro bimbi, almeno nei primi anni di vita, sono sempre di più: la parola chiave per esaudire il loro desiderio è “flessibilità”. Vanno letti in questo senso dati come quelli emersi dall’indagine ISFOL, pubblicata in coincidenza con la scorsa festa della mamma e dedicata alle donne tra i 25 e i 49 anni “inattive” (che non sono occupate né alla ricerca di un’occupazione). Secondo la ricerca, le neomamme escono dal mercato del lavoro, in molti casi per non farvi più ritorno: il loro tasso di occupazione passa dal 57,2 al 48,4%; aumenta di poco, fino ai 15 anni del figlio, passando al 56,2%, ma resta poi ancorato al 56%, segno – dicono i ricercatori – che dalla maternità in poi queste donne non hanno più lavorato. Ma a parte le evidenze già tristemente note, il dato più interessante della ricerca è quello relativo alle richieste delle donne per agevolare la conciliazione: le intervistate chiedono in maggioranza tempi di lavoro più flessibili (35,8%), maggiore condivisione nel lavoro familiare (25,9%), e solo in via secondaria l’aumento dei servizi per l’infanzia (18,1%).

La flessibilità è in cima ai desideri anche per quanto riguarda il selezionato gruppo delle madri più “tecnologicamente avanzate”. Le centinaia di mamme-blogger che sabato 23 maggio hanno dato vita all’iniziativa “MaM 2009”, promossa dal Sole24Ore e da FattoreMamma, hanno formulato alla Consigliera Nazionale per le Pari Opportunità, Alessandra Servidori, dieci richieste: la prima delle quali è il sostegno a forme di flessibilità organizzativa che non penalizzino la qualità del lavoro delle madri lavoratrici. Si tratta di interventi per promuovere forme come il part-time (che in Italia, secondo i citati dati ISFOL, è fermo al 27,9%, a fronte del 29,4% francese, del 45,4% tedesco e del 73% olandese), il telelavoro, il job sharing, gli orari flessibili e i congedi parentali. Provvedimenti che precedono nell’elenco dei desiderata le altre misure: sgravi fiscali per le aziende e per le famiglie, campagne di informazione contro il mobbing post-gravidanza, fondi per la creazione di asili nido, prestiti d’onore per le imprenditrici, nidi di condominio, agevolazioni per l’assistenza a anziani e disabili, incentivi ai congedi di paternità e promozione del web a banda larga come leva imprenditoriale per le madri e come strumento di networking.

Ma dietro la domanda delle donne di avere più tempo, e di poterlo gestire meglio, non c’è solo l’esigenza di continuare a lavorare come prima della maternità, o di curare di più se stesse, come sembrerebbe trasparire dai numeri (il 28,3% delle intervistate dall’ISFOL ha dichiarato di trascurare se stesse per dedicarsi ai figli). C’è quello che i numeri non dicono, e che si può ancora soltanto intuire: il desiderio delle madri di restare il più possibile vicine ai loro figli nella prima infanzia. Gli incentivi e le agevolazioni alla flessibilità riescono dove asili nido e baby-sitter falliscono: nel permettere alle donne di non sacrificare la famiglia al lavoro, di non abbandonare i figli in nome della carriera, di non rinunciare alla maternità per la produttività. Perché la conciliazione non è soltanto un problema di welfare, di pari opportunità, di emancipazione, ma è anche, forse soprattutto, un problema di educazione, di infanzia, di civiltà.

[foto Flickr]

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