Piccoli fratelli crescono
il Tesoro nel campo: Piccoli fratelli crescono…!!!
Un grido attraversa la casa, mi sembra il più piccolo, andiamo a vedere che cosa è successo… certo che all’ora di cena ne capita sempre una…
Mi ha tirato i capelli, piange il più piccolo
Ha costruito una casa come la mia! Lamenta il più grande.Come direbbe la segretaria del nostro pediatra, è la cosiddetta ora delle coliche, quell’orario tra le 7 e 8 di sera, in cui di solito si concentrano gli urti della giornata: litigate, voli dal divano, vasche che tracimano in bagno, quell’ora in cui noi adulti siamo stanchi e i bambini ancora di più, quell’ora in cui la tentazione della sgridata arrabbiata è più forte…
Spiegatemi meglio, forse stasera riesco a resistere alle tentazioni… o forse sono davvero stanca!
Ha costruito una casa come la mia, guarda e il più grande mi mostra una casetta di lego molto simile alla sua, eccetto il tetto forse…
Ma lui mi ha tirato i capelli! Mi siedo per terra e prendo il più piccolo sulle gambe, gli strofino la testa con qualche bacio in aggiunta, Va meglio? Il più grande ci guarda, in piedi.
Mamma, sono dispiaciuto, mi dice il più grande e si siede vicino a noi
Allora chiedi scusa a tuo fratello e poi spiegami bene perché è successo
Vedi… io vorrei essere più piccolo… mi dice il più grande.
E perché?
Perché così lui sarebbe ancora nella culla e non potrebbe fare tutto quello che faccio io!I fratelli minori crescono… e se da un parte è bellissimo fare tanto cose insieme (prendersi per mano andando all’asilo, giocare, fare il pisolino nello stesso letto) dall’altra, se lui fa quello che faccio io, a me che cosa resta? Si chiede il primogenito, una domanda che mi sono posta anche io tante volte…
Intanto siete persone diverse, non potrete mai fare proprio le stesse cose, allo stesso modo; anche se è vero che siete fratelli e quindi vi conoscete benissimo e vi volete bene, davvero non potrete mai fare le stesse cose e sapete perché? Ciascuno di voi ha le sue preferenze, le cose che gli piacciono o meno…
Sì, però lui mi copia!Piuttosto, ti imita perché ti vuole bene e pensa che tutto quello che fai è bello e interessante, ma non potrà mai copiarti in tutto, perché avrà sempre le sue preferenze e le seguirà alla fine… guarda il suo tetto!
Lo guardiamo tutti: il tetto si staglia di fronte a noi con il valore di una prova indiscutibile (almeno spero!).
Arduo compito quello di sostenere ciascun figlio nelle sue peculiarità e nelle sue caratteristiche originali, valorizzandole tutte però! Ne siamo davvero consapevoli? È proprio vero che il primo figlio fonda la famiglia, il secondo la fratellanza… e con la fratellanza, la diversità, che esiste in ciascuno di noi, come progetti unici di Dio, anche se somigliantissimi come due fratelli.
Allora genitori, dato che finora non eravamo abbastanza stanchi (l’ora delle coliche vale anche per noi?), diamoci un nuovo compito da perseguire: valorizziamo le diversità nei nostri figli, in modo che ciascuno di loro abbia il suo ambito, le sue specificità: gli regaleremo la fiducia di credere in loro stessi e nelle loro aspirazioni. Oppure…Ma senti mamma, mi dice il più grande,
Dimmi…
Non potremmo semplicemente rimandare mio fratello in paradiso? È un bel posto!
Curare la stabilità delle coppie

- Image by presta via Flickr
Parola d’ordine: prendersi cura. Di che cosa, è presto detto: dei legami familiari. È forse troppo azzardare una tale sintesi – due parole appena – però la chiave per uscire dalla crisi della famiglia, che investe anche la sua responsabilità educativa, in fondo sta tutta qui: dare valore alle relazioni, appassionarsi agli affetti familiari, costruire attorno a essi progetti forti, resistenti, che diano il senso di un patrimonio morale e di valori che passa di generazione in generazione.
La crisi della famiglia deve trovare nella famiglia stessa la sua “cura”, sembra dire il capitolo dedicato a questo tema dal Rapporto-proposta elaborato dal Comitato per il Progetto culturale della Cei. Certo, «per ri–esprimere il desiderio di famiglia che è ancora così vivo nella nostra cultura», come specifica il Rapporto, sono necessarie alcune condizioni. Continua a leggere…
Adolescenti a rischio e ruolo dei papà
Comportamenti sessuali turbolenti? È colpa di papà – LASTAMPA.it -
Si sa, in età adolescenziale se ne combinano di tutti i colori, soprattutto in fatto di sesso e “se non si è abbastanza maturi…”, perlomeno così dicono tutti i genitori! E se la colpa fosse proprio loro? Se fossero proprio loro la causa ai comportamenti sessuali “rischiosi”?Secondo uno studio dell’University of Pittsburgh e dell’Harvard University, la “colpa” potrebbe essere attribuibile proprio al padre e al rapporto che si ha con lui.
La ricerca sostiene che il ruolo svolto dalla famiglia, in particolare dal papà, è fondamentale per evitare rapporti sessuali precoci, turbolenti e non protetti.Per arrivare a questa conclusione sono stati osservati ben 3.000 adolescenti di un età compresa fra i 13 e i 18 anni. In seguito a quanto è emerso dallo studio solo i ragazzi che avevano un dialogo sereno con il proprio padre (in tutti gli ambiti) riducevano il rischio di rapporti sessuali prematuri e rischiosi del 7%.
Lo studio in questione si pone come un vera e propria “consulenza” sui rapporti genitori-figli, nei quali, bisogna ammetterlo, spesso ci si mettono di mezzo lavoro e vita frenetica a rendere tutto più complicato. È indispensabile quindi cercare di passare più tempo possibile insieme a loro coinvolgendoli in varie attività… sempre che lo vogliano anche loro!
La famiglia è icona della Trinità
dall’home page del sito www.GloriosaTrinita.org – : ‘Il Signore ricostruirà in te il suo tempio con gioia, per allietare in te tutti i deportati, per far contenti in te tutti gli sventurati per tutte le generazioni nei secoli!’ (Tobia 13,11-12)
Nel 2000 Gesù ispira a Don Andrea Swiecinski la volontà di realizzare un progetto per il risanamento delle famiglie e dei giovani di oggi. Per questo si è consacrato a Dio, in forma privata, insieme a dodici laici, alla presenza di P.Falviano Tabbia (+Marzo 2001) da tempo loro padre spirituale.
Tre anni dopo questo progetto ha avuto la sua realizzazione concreta nella fondazione del Movimento Gloriosa Trinità. Il Cammino Gloriosa Trinità si rivolge a tutti coloro che desiderano approfondire, scoprire o riscoprire la propria fede.
E’ un cammino dedicato alla Santa Trinità, modello della perfetta famiglia alla quale desideriamo ispirarci. La famiglia, icona della Trinità, è il luogo in cui nasce e si alimenta la santità.
Si rivolge ai sacerdoti ed alle suore, alle famiglie, alle persone divorziate e risposate, ai separati ed ai giovani, single o che si stanno preparando al matrimonio cristiano cattolico, alla vita familiare, alla vita consacrata.
E’ un mezzo attraverso cui la famiglia e i giovani possono scoprire la propria vocazione, la propria identità di figli di Dio, percorrendo la via della santità nella vita quotidiana e nel proprio ambiente.
Una particolare cura si rivolge a chi sta vivendo un momento di difficoltà, sentendosi smarrito, rifiutato o addirittura fallito. Gloriosa Trinità, infatti, desidera costruire una “Comunità senza mura” dove le persone, pur continuando a rimanere nella propria realtà di vita specifica, vivono in una profonda comunione dei cuori, condividendo lo stesso cammino.
Questo Cammino offre le proprie risorse umane e spirituali alle Parrocchie che lo desiderano, a sostegno della pastorale giovanile e familiare.
Ogni altra informazione qui. Buon lavoro, don Andrea!
La sorpresa
Il Sussidiario.net :: FECONDAZIONE/ Il bambino di colore e la discriminazione del “clinicamente corretto” – In Irlanda una coppia ha concepito in vitro un bimbo, ma per errore l’ospedale avrebbe usato spermatozoi di un donatore africano, determinando la nascita di un bimbo dalla pelle scura.
Il fatto di cronaca dello scambio di spermatozoi in una fecondazione in vitro non è nuovo e sarebbe preoccupante etichettarlo come l’ennesima prova dei limiti della fecondazione in vitro, perché sarebbe considerare “un fallimento” aver avuto un figlio di colore: sarebbe stato un fallimento clinico se la coppia avesse usato il proprio seme e questo fosse stato scambiato con quello di un estraneo, ma qui già si sapeva che il seme non era del padre. Quindi qui l’unico “nocumento” è il colore della pelle, e ci rifiutiamo di pensarlo come tale.
Quello che ci preoccupa allora è che qualcuno si inalberi perché la “richiesta su misura” non sia riuscita. Quello che colpisce è infatti la reazione: si voleva il figlio uguale a sé e ora si è persi, disorientati.
Continua a leggere il bell’articolo di Bellieni qui.
[foto Flickr]

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Si rivolge ai sacerdoti ed alle suore, alle famiglie, alle persone divorziate e risposate, ai separati ed ai giovani, single o che si stanno preparando al matrimonio cristiano cattolico, alla vita familiare, alla vita consacrata.