04. I metodi naturali

Cosa NON sono i metodi naturali:

  • non sono “la pillola cattolica”, perché non sono contraccettivi e non hanno niente di specificamente cristiano;
  • non sono “i sistemi che non funzionano”: dati OMS indicano per il metodo Billings un’efficacia pari a quella della pillola (il metodo Ogino-Knaus effettivamente funzionava poco, ma non è più in uso); ma questo dato non è pubblicizzato per ovvie ragioni commerciali
  • non sono sistemi per diminuire il piacere, come se fosse qualcosa di cattivo, ma anzi per valorizzare la sessualità, in tutte le sue dimensioni.
  • non è vero che le donne con cicli ovulatori irregolari non possono usarli.

Cosa sono

sistemi (messi a punto scientificamente, e costantemente aggiornati) per imparare a riconoscere le varie fasi del ciclo ovulatorio della donna, e quindi astenersi dai rapporti sessuali nel periodo fecondo, se la coppia vuole evitare un concepimento.

Perché sceglierli

Mentre la contraccezione separa l’aspetto unitivo e quello procreativo dell’atto sessuale, di fatto snaturandolo (non è più un dono totale), i metodi naturali permettono di usufruire di una condizione – la temporanea infecondità – che fa parte della natura della donna, mantenendo però l’integrità e l’autenticità del dono totale di sé, che la sessualità coniugale esprime.

Come funzionano

consistono nel riconoscere i segnali che il corpo femminile manifesta – soprattutto il muco cervicale, ma anche altri – e che accompagnano l’inizio e la fine dei giorni in cui è possibile che la donna resti incinta, perché sono determinati dagli stessi ormoni che causano l’ovulazione e gli altri eventi del ciclo.

Possono essere usati anche da donne con cicli mestruali irregolari, ed anche nei momenti come il puerperio o la pre-menopausa, quando altri metodi sono sconsigliabili anche da un punto di vista medico. Per approfondire, vedi a questa pagina del nostro sito, ricca di informazioni.

Dove si imparano

ci sono anche dei libri, ma è decisamente più consigliato, per molte ragioni, rivolgersi a delle operatrici volontarie, che possibilmente incontrino la coppia (non è faccenda della donna soltanto!) più di una volta, presso un consultorio cattolico oppure presso uno dei centri indicati nelle schede.

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